mercoledì 3 novembre 2010

Far West Usa - capitolo 12

(11/07) Della colazione di quella mattina non posso non menzionare l’ennesimo errore nell’ordinazione (mio o della cameriera?): nella speranza di optare per qualcosa di light, ordino dal menù degli “Hot Cereals” intendendo cereali con latte caldo, ma mi viene servita una scodella con una sorta di porridge, ovvero degli “Oat cereals” (avena bollita nel latte); cerco di migliorare la pappetta, aggiungendo zucchero, poi sciroppo d’acero, poi altro latte freddo, ma è un disastro, così mi accontento del mio caffé americano!





Dopo aver ripreso la US-101, deviamo sulla Hwy-1 direttamente sulla costa della California per percorrere un tratto, assolutamente insignificante della Big Sur, considerata una delle strade panoramiche più belle della Central Coast; raggiungiamo la graziosa Santa Barbara, cittadina di rifugio per molti Angelenos, una sorta di città da sogno ispanica chiccamente moderna. Passeggiata per la via principale, ancora Mc Donald’s, e quattro passi sulla bianca spiaggia tra le palme californiane. Dobbiamo riprendere la strada perché San Diego è ancora molto lontana e dobbiamo attraversare il fitto reticolato di highways di Los Angeles. Fantastica cena con ottime texas ribs e raggiungiamo la nostra meta quando è ormai tarda sera e non trovando posto al Motel 6, dobbiamo ricercare una sistemazione per la notte. Ci sistemiamo in un piccolo alberguccio in realtà non distante dalla marina. (12/07)





 La mattina seguente raggiungiamo la zona del porto, godendoci una piacevole passeggiata ammirando le grandi navi storiche, oggi sedi del Marittime Museum: dalla Berkeley, alla Star of India (celebre mercantile del 1860), fino alla Midway Aircraft. Si decide di prendere il ferry per la Coronado Peninsula, una delle più belle spiagge della California. Attraversiamo questo delizioso “villaggio” tra idilliache casette che paiono appena uscite da una soap opera americana, dal ben curato giardino con giardinieri all’opera con il taglio dell’erba, la bianca staccionata e l’immancabile bandiera a stelle e strisce. Abbiamo anche un’incontro ravvicinato con un airone planato proprio lì a due passi dai nostri piedi, una favola!



Raggiungiamo la spiaggia di fronte al celebre e fantasiosamente vittoriano Hotel del Coronado: la fine sabbia è veramente bianca come ce l’aspettavamo, insolitamente deserta o solo molto estesa e dominata dalle classiche torrette di baywatch. Naturalmente non abbiamo portato con noi nessun accessorio mare, a parte il costume, quindi dobbiamo sostituire il telo con quello che troviamo negli zaini, dal k-way al foulard, ognuno si arrangia come può, ma il panorama è talmente rilassante che nulla importa. Ci addormentiamo godendoci il sole ed un po’ di meritato riposo (ah, neppure la crema solare avevamo e ce ne accorgeremo bene alla sera, quando scopriremo di essere più rossi di uno Bubba Gump Shrimp!!!). I ragazzi tentano anche un bagno nelle gelide acque dell’oceano e forse spinto dall’ebbrezza di attirare una bagnina stile Baywatch, Alberto si fa “beccare” ad un piede da un misterioso pesce; viene soccorso dai compagni ed accompagnato alla torretta (la baywatch non scende neppure uno scalino!) dove viene disinfettato e gli viene applicato un sacchetto di “ghiaccio bollente”. Saltellando, riusciamo ad accompagnare l’infortunato fino al centro commerciale di Coronado, dove dopo un veloce spuntino, prendiamo prima il bus, poi il ferry per rientrare in città. Nelle ultime ore di visita a San Diego, passeggiamo tra il Seaport Village fino a raggiungere lo storico Guslamp Quarter, prima insediamento spagnolo, poi sede dei traffici del celebre Wyatt Earp.




 Ci ricongiungiamo al resto del gruppo e possiamo ripartire alla volta della nostra tappa finale: Los Angeles. Non troviamo camere al Motel 6, così una delegazione del gruppo parte alla ricerca di una sistemazione per la notte. Troviamo così al Travel Lodge nei pressi dell’aeroporto principale di L.A. (chi l’avrebbe mai detto?) e ceniamo in un buon ristorante messicano (stavolta a base di ottimi gamberones ripieni e avvolti in croccante bacon, li ricordo molto bene!). Per la prima (e ultima) notte, travolgiamo la classica sistemazione nelle camere, in previsione dell’organizzazione per la notte successiva, stanotte ci fa compagnia Simona.

1 commento:

  1. che bello, sei a gironzolare in America, e noi qui a leggere il libro! ;-P brava!
    a vedere le tue foto vien subito voglia di partire, bhè, intanto buon divertimento anche se sei agli ultimi giorni!

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