mercoledì 10 novembre 2010

Viaggio tra i colori di Burano

Buongiorno carissime,
 pian piano sto tornand alla normalità dei miei giorni; mi ero assentata per preparare un concorso per il Comune della mia città, ma sfortunatamente tra 1800 partecipanti, io non sono passata, prevedibile, ma ho voluto comunque provarci!
 Nel frattempo, nonostante il brutto tempo, come vi scrivevo nel mio post precedente, non ho rinunciato alle gite domenicali e dopo la toscana, domenica scorsa sono tornata nella laguna veneta.



Meta principale è stato il Museo Fortuny a Venezia, dove ho ammirato la collezione "La seta e il velluto" di Mariano Fortuny, mentre al piano attico era esposta una straordinaria mostra fotografica di Luca Campigotto "My wild places".



Lasciamo questa meravigliosa città che scopro ogni volta più incantevole con il traghetto, direzione l'isola di Burano...


... l'sola conosciuta per i merletti, è uno spettacolo a cielo aperto! è infatti anche conosciuta per i vivaci colori delle sue case; vi assicuro che non ne ho vista neppure una dipinta di bianco ;o)
 Colori vivacissimi, allegri, intensi, mi sono chiesta, come si fa' ad uscire di casa con il broncio? non è possibile! perchè appena ti volti da qualsiasi parte, questi colori ti regalano il sorriso!








Una bellissima giornata! ultimamente sono particolarmente felice !!!
A presto, un abbraccio!

 Erica

martedì 9 novembre 2010

Greve in Chianti e Siena sotto la pioggia



Carissime,
due week-end fa', nonostante un velo di pioggia sulle nostre festività, non ho rinunciato ai programmi presi e siamo partiti per un delizioso tour eno-gastronomico sulla via del Chianti!!!

Ops, faccio un passettino indietro... le due foto precedenti sono invece di una deliziosa cenetta preparata sabato sera: le mie mini-quiche alla zucca e radicchio erano una squisitezza!!!

Ma rimettiamo in viaggio per una rapida sosta a San Casciano...


Lasciando Firenze, e percorrendo la SS222 si giunge a Greve in Chianti, dove si trovano le magnifiche Cantine di Greve in Chianti, dove si ha la possibilità di degustare oltre 140 vini con un metodo simpatico e moderno: una card ricaricabile con credito a scalare, da inserire negli erogatori collegati alle bottiglie del vino per poter assaggiare con tutta tranquillità il vino desiderato, magari accompagnandolo anche da qualche prelibatezza salata della zona (ottimi formaggi, profumati salumi); lo stesso metodo per degustare inoltre vin santo, grappe, vini bianchi e ... olio!!!



Naturalmente abbiamo fatto acquisti, da provare in una delle nostre prossime cene-sperimentali!


Proseguendo sul nostro cammino, siamo giunti a Siena: meravigliosa, affascinante, calda (nonostante la pioggia torrenziale), profumata (dagli antichi forni-pasticcerie fuoriusciva un incantevole profumo di cantucci, ricciarelli, panforte appena sfornati); confesso le vie del centro storico in ripide salite hanno causato qualche problema al mio cuore fragile, ma con training autogeno e tanta pazienza ce l'ho fatta!
Meritata sosta il un ristorantino consigliato da un amico, l'Antica Trattoria Papei. La fiorentina più buona della mia vita!!! e a ritroso una ribollita gustosissima e crostini tipici squisitissimi ;o)










Ne ho approfittato per inaugurare la Chechè Phildar realizzata da mia mamma con schema suggerito da Milena del blog Briciole di Boscotti seguirà presto la foto, promesso!
Provvedo entro breve anche al post dedicato a quest'ultimo week-end...

Baci, baci,

Erica

venerdì 5 novembre 2010

Far West Usa - capitolo 13

La mattina successiva (13/07) si riparte tutti insieme, armati di Tom Tom, per raggiungere le spiagge di Babilù (alias Malibu), dove scopriamo quanto costoso possa essere un parcheggio vicino alla spiaggia. Piccoli gruppi di famigliole assediano la spiaggia, bambini con le loro canne pescano dalle terrazze di legno, grandi ville dipinte dai colori pastello si affacciano sul mare con le loro spiagge private, grandi onde non ti risparmiano neppure se trovi rifugio su di un piccolo scoglio. Si sente che il viaggio sta per finire, si respira un po’ di aria fresa in attesa del ritorno in città, ma è evidente l’alone di tristezza che avvolge bene o male tutti.






Cerchiamo un locale per il pranzo vicino al mare, ma non è facile, a causa degli elevati prezzi dei parcheggi, così arriviamo a Venice, dove scopriamo quest’insolita località a sud di Santa Monica: si passa dagli antichi canali con i ponticelli e le passerelle di legno, all’esteso viale che costeggia la spiaggia, affollato di negozietti “vari” e bazar all’aperto, con un’accozzaglia di umanità, dal bohemien al musicista di strada, dal barbone allo spacciatore. Non si finirebbe mai di catalogare ogni singolo personaggio che incrociamo, solo il potente obiettivo di Sergio permette di portare a casa un po’ del “colore” di Venice Boulevard. C’è pure la famosa palestra in gabbia, nota come Venice Weight Pen, dove Arnold Schwarzenegger e tutta una schiera di Mr. America, hanno iniziato a fare sollevamento pesi. Ci godiamo un trancio di pizza (in realtà non male) sotto le palme che dividono questa striscia di asfalto brulicante dalla bianca spiaggia. Nel pomeriggio ci portiamo al centro di L.A. dove lasciamo le auto in un garage a pagamento per visitare la mitica Hollywood Boulevard.






 
Il Walk of Fame è proprio come ce lo immaginavamo, il marciapiede costellato dalle stelle delle star, dal cinema, tv, radio e teatro (c’è anche Kermit, la rana dei Muppet’s!), mentre l’atrio di fronte al celebre Mann’s Chinese Theater, il cinematografo più famoso del mondo costruito nel 1927 da Sid Grauman, è ricoperto dalle impronte di mani e piedi di molte leggendarie stelle del cinema. Personalmente ho preferito ricercare le vecchie star del passato, da Frank Sinatra a Clark Gable, da Humphrey Bogart a Shirley Temple. Passeggiamo sul celebre marciapiede alla ricerca di ogni nota star, curiosando tra i negozietti di souvenir ed i megastore del boulevard, intravedendo anche la simbolica insegna di Hollywood, incantati da questa “fabbrica di dollari”, tutto naturalmente curioso e divertente, non certo indimenticabile! Riprendiamo le macchine per una ricognizione a Beverly Hills: è incredibile come si possa passare da un quartiere caotico e malsano, all’improvviso, proprio dietro l’angolo, in un quartiere agiato con le sue lussuose ville tra lindi viali alberati; percorriamo queste deliziose stradine, ammirando le bellissime ville, chiedendoci chissà quali star le abiteranno, ma rimaniamo soprattutto incantati dalla perfezione della cura di ogni particolare, qui tutto fa “immagine”! Riusciamo ad intravedere anche il celebre Beverly Hills Hotel, ora di proprietà del Sultano del Brunei, ma il Tom Tom proprio non vuole portarci a Rodeo Drive! Si avvicina la sera e ci riportiamo in zona aeroporto, dove per l’ultima sera abbiamo scelto un’eccellente Chicago Ribs Restaurant in Lincoln Boulevard, dove mi godo l’ultima New York Steak con tanto di corns e fried onion rings.



L’ultimo brindisi per festeggiare tutti i nostri compleanni e riprendiamo strada per riconsegnare le auto all’Alamo. Qui il gruppo si divide, mentre alcuni ritorneranno al Travel Lodge, altri undici opteranno per l’ultima notte in aeroporto: il check in è dalle ore 4 ed essendo in aeroporto intorno alla mezzanotte, abbiamo giusto il tempo per la toilette e per un bel pisolino; troviamo una zona tranquilla, vicina all’entrata del personale, quindi anche sicura, dove hanno appena lavato i pavimenti, così ci adagiamo per terra nei nostri sacchi lenzuolo.
dedicata ai miei compagni di viaggio Vale e Ale (e a chi non credeva che avessimo dormito per terra!)
 Quando ci risvegliamo è il momento di avvicinarci al check-in e poco dopo arriva anche il resto del gruppo. Passiamo i diversi controlli imposti dalla sicurezza, compresa l’ispezione della valigia, togliendo scarpe e giacche, buttando le bottigliette d’acqua, ma siamo ancora tutti tramortiti, quindi ci imbarchiamo in silenzio tra il sonno e la veglia. All’arrivo ad Atlanta ci siamo ripresi e dopo un giretto nei vari duty free ed una pizza in compagnia, mentre alcuni hanno optano per una veloce gita alla scoperta della città nelle cinque ore di sosta, salutiamo il resto del gruppo con destinazione Roma e ci imbarchiamo per Malpensa.
Il viaggio si è ormai concluso, all’arrivo in Italia ci si ripromette di sentirci presto, di scambiarci le foto, magari di organizzare un raduno post viaggio, ma ormai ognuno pensa già al ritorno al lavoro per il giorno successivo. E’ triste, è veramente molto triste, ma ogni bel viaggio finisce e questo sarà davvero indimenticabile! Non riusciamo a dimenticare ogni singolo giorno trascorso tra quegli incredibili paesaggi americani, tra avventure e tavolate in compagnia di uno splendido gruppo, percorrendo ben 3540 miglia / 5662 km.
Ogni viaggio non è solo mezzi di trasporto e foto scattate, è un’avventura ed una sfida con se stessi, alla scoperta di nuove realtà, confrontandoci con personalità ed esperienze diverse.
Retorica a parte, grazie ad ogni singolo componente del gruppo “Far West Breve”, siete stati parte indelebile di questo assolutamente meraviglioso ed indimenticabile viaggio!
Alla prossima avventura!!!

mercoledì 3 novembre 2010

Far West Usa - capitolo 12

(11/07) Della colazione di quella mattina non posso non menzionare l’ennesimo errore nell’ordinazione (mio o della cameriera?): nella speranza di optare per qualcosa di light, ordino dal menù degli “Hot Cereals” intendendo cereali con latte caldo, ma mi viene servita una scodella con una sorta di porridge, ovvero degli “Oat cereals” (avena bollita nel latte); cerco di migliorare la pappetta, aggiungendo zucchero, poi sciroppo d’acero, poi altro latte freddo, ma è un disastro, così mi accontento del mio caffé americano!





Dopo aver ripreso la US-101, deviamo sulla Hwy-1 direttamente sulla costa della California per percorrere un tratto, assolutamente insignificante della Big Sur, considerata una delle strade panoramiche più belle della Central Coast; raggiungiamo la graziosa Santa Barbara, cittadina di rifugio per molti Angelenos, una sorta di città da sogno ispanica chiccamente moderna. Passeggiata per la via principale, ancora Mc Donald’s, e quattro passi sulla bianca spiaggia tra le palme californiane. Dobbiamo riprendere la strada perché San Diego è ancora molto lontana e dobbiamo attraversare il fitto reticolato di highways di Los Angeles. Fantastica cena con ottime texas ribs e raggiungiamo la nostra meta quando è ormai tarda sera e non trovando posto al Motel 6, dobbiamo ricercare una sistemazione per la notte. Ci sistemiamo in un piccolo alberguccio in realtà non distante dalla marina. (12/07)





 La mattina seguente raggiungiamo la zona del porto, godendoci una piacevole passeggiata ammirando le grandi navi storiche, oggi sedi del Marittime Museum: dalla Berkeley, alla Star of India (celebre mercantile del 1860), fino alla Midway Aircraft. Si decide di prendere il ferry per la Coronado Peninsula, una delle più belle spiagge della California. Attraversiamo questo delizioso “villaggio” tra idilliache casette che paiono appena uscite da una soap opera americana, dal ben curato giardino con giardinieri all’opera con il taglio dell’erba, la bianca staccionata e l’immancabile bandiera a stelle e strisce. Abbiamo anche un’incontro ravvicinato con un airone planato proprio lì a due passi dai nostri piedi, una favola!



Raggiungiamo la spiaggia di fronte al celebre e fantasiosamente vittoriano Hotel del Coronado: la fine sabbia è veramente bianca come ce l’aspettavamo, insolitamente deserta o solo molto estesa e dominata dalle classiche torrette di baywatch. Naturalmente non abbiamo portato con noi nessun accessorio mare, a parte il costume, quindi dobbiamo sostituire il telo con quello che troviamo negli zaini, dal k-way al foulard, ognuno si arrangia come può, ma il panorama è talmente rilassante che nulla importa. Ci addormentiamo godendoci il sole ed un po’ di meritato riposo (ah, neppure la crema solare avevamo e ce ne accorgeremo bene alla sera, quando scopriremo di essere più rossi di uno Bubba Gump Shrimp!!!). I ragazzi tentano anche un bagno nelle gelide acque dell’oceano e forse spinto dall’ebbrezza di attirare una bagnina stile Baywatch, Alberto si fa “beccare” ad un piede da un misterioso pesce; viene soccorso dai compagni ed accompagnato alla torretta (la baywatch non scende neppure uno scalino!) dove viene disinfettato e gli viene applicato un sacchetto di “ghiaccio bollente”. Saltellando, riusciamo ad accompagnare l’infortunato fino al centro commerciale di Coronado, dove dopo un veloce spuntino, prendiamo prima il bus, poi il ferry per rientrare in città. Nelle ultime ore di visita a San Diego, passeggiamo tra il Seaport Village fino a raggiungere lo storico Guslamp Quarter, prima insediamento spagnolo, poi sede dei traffici del celebre Wyatt Earp.




 Ci ricongiungiamo al resto del gruppo e possiamo ripartire alla volta della nostra tappa finale: Los Angeles. Non troviamo camere al Motel 6, così una delegazione del gruppo parte alla ricerca di una sistemazione per la notte. Troviamo così al Travel Lodge nei pressi dell’aeroporto principale di L.A. (chi l’avrebbe mai detto?) e ceniamo in un buon ristorante messicano (stavolta a base di ottimi gamberones ripieni e avvolti in croccante bacon, li ricordo molto bene!). Per la prima (e ultima) notte, travolgiamo la classica sistemazione nelle camere, in previsione dell’organizzazione per la notte successiva, stanotte ci fa compagnia Simona.

lunedì 1 novembre 2010

Far West Usa - capitolo 11

SAN FRANCISCO (10/07) Ripetiamo l’esperienza della colazione all’italiana a Union Square per poi dividerci: mentre alcuni dedicheranno la giornata alla scoperta del centro ed allo shopping, io ed altri optiamo per la visita ad Alcatraz. Arriviamo quindi al Fisherman’s Wharf per poi raggiungere il Pier 33, dove scopriamo che non solo sarebbe stata necessaria la prenotazione, ma il primo orario disponibile per l’imbarco è dopo pranzo; rimaniamo a discutere sul da farsi, soprattutto indecisi a causa dell’orario di ritrovo con il resto del gruppo fissato per le 18 al motel e con le 2 ore ½ del tour sarebbe stato difficile essere puntuali; mentre rimaniamo lì titubanti, i tour disponibili si chiudono e slittano sempre ad orari più tardi; è solo grazie alla ferma risoluzione di Simona che decidiamo di prenotare comunque il tour e comunicare al resto del gruppo che il nostro gruppetto di 5 persone, avrebbe lasciato San Francisco in serata per poi raggiungerli alla tappa successiva. Il primo imbarco disponibile diventa nel frattempo quello delle 15.55, ma siamo soddisfatti della decisione. Abbiamo ancora diverse ore a disposizione per un po’ di shopping tra i negozietti del Fisherman’s Wharf, un hot dog per pranzo al Pier 39 e riusciamo addirittura a ritornare a Union Square per una tappa da Macy’s per far incetta da Ralph Laurent. 

















Un altro autobus e siamo al Pier 33 in tempo per il nostro imbarco: il tour comprende il trasferimento con il traghetto e l’audio guida per la visita all’isola. Sbarchiamo al visitor center ospitato nell’edificio dell’antica caserma, passiamo attraverso il dormitorio delle guardie e l’officina elettrica, intravediamo l’obitorio militare (non aperto al pubblico), la casa del direttore ed il faro. Quando arriviamo al nucleo centrale della prigione ci viene consegnata l’audio guida che ci guiderà per ogni ambiente con racconti e descrizioni direttamente dalla voce di chi ha vissuto quell’esperienza, da ogni direttore, dalle guardie carcerarie, ma anche da alcuni prigionieri, tra i quali Al Capone ed ha il merito di rendere la visita decisamente interessante; visitiamo i quattro bracci delle celle, la zona di isolamento, le celle dalle quali sono partite le rivolte poi sedate, e quelle dalle quali sono poi evasi i tre famosi prigionieri (i fratelli Anglin con Frank Morris, che riuscirono a scavare i muri delle loro celle, nascondendo le brecce con grate di cartone e lasciando teste finte nei loro letti); si passa poi nel cortile per l’”aria”, negli uffici delle guardie e nella sala mensa con annesse cucine (dove ogni singolo coltello veniva ben agganciato alla parete); proprio la mensa era uno degli ambienti più a rischio di sommossa e la guida ci fa notare i bocchettoni per il gas letale che potevano essere aperti dalle guardie in caso di insurrezioni. Tra i particolari che rimangono più impressi, sicuramente il fatto che l’isola fosse abitata anche dai famigliari delle guardie o del direttore, compresi i bambini, che crescevano così isolati ed in una situazione non certo ideale. Ma anche ogni singolo racconto dei prigionieri, qui isolati dal resto del mondo, a volte anche creduti morti dalle loro famiglie, per cui l’unico contatto con la vita esterna erano le voci e le musiche che nelle notti di capodanno giungevano grazie al vento, dalla città di San Francisco. L’isola, soprannominata “The Rock”, adibita a carcere di massima sicurezza dal 1907, dovette chiudere definitivamente nel 1969 a causa della precaria situazione di stabilità del terreno e della roccia, fortemente corrosa dai forti venti della baia. Soddisfatti della nostra visita facciamo ritorno alla città, per poi raggiungere prima il centro e poi il motel, dove ci aspetta solo la nostra Chrisler azzurra. 








E’ venuto il momento di salutare definitivamente San Francisco ed imboccando la  US-101 ci dirigiamo a sud, meta il Motel 6 di King City dove ci riuniremo al resto del gruppo, col quale siamo in contatto tramite sms. Ironica sosta per un veloce boccone in un Mc Donald’s Drive (ma era crispy o baked?) ed entro la mezzanotte ci ritroviamo con il gruppo appena arrivato al motel.

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HO VINTO PROPRIO IO!!! ancora non ci posso credere! Un GRAZIE particolare a Zaira e a Mimi Bleu

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