mercoledì 20 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 5

(04/07) Page è una cittadina sorta nel 1958 come base per la costruzione della diga sul Lake Powell.  Maestosità della diga a parte, qui costruita per regolare l’affluenza del Colorado River, Page rimarrà nei nostri ricordi come la città dalle mille chiese: percorrendo la via principale che attraversa la cittadina, incontriamo veramente un elevato numero di costruzioni religiose, per ogni credo occidentale e, ci chiediamo se ci siano veramente così tanti abitanti per un numero così elevato di chiese, chissà?. 

Chiediamo consiglio al Visitor Center nei pressi della maestosa diga per la visita all’Antelope Canyon, lo Slot Canyon più maestoso d’Arizona; raggiungiamo così l’entrata dell’Upper Canyon (a pagamento, extra carta, perché si trova su terre navajo, più biglietto per trasporto e guida, un’esagerazione) dove ci dividiamo su due jeep 4x4 guidate da due donne navajo che in pochi minuti, in una folle corsa tra le dune di sabbia, percorrono le due miglia che ci dividono dall’entrata dello slot canyon; ci ritroviamo così davanti ad una spaccatura sottile di una parete in arenaria rossa; entrare è come introdursi in una cattedrale, dal silenzio coinvolgente, ovattato tra le calde tonalità di rosso delle rocce, modellate dal vento, in un susseguirsi di onde ed alti pinnacoli fino a 37 m che lasciano intravedere scorci di cielo. La guida è coinvolgente, nei suoi racconti e con la sua maestria nell’impostare le nostre macchine fotografiche per un’ottima risoluzione delle immagini! Veramente una visita affascinante!. 







Lasciamo l’Arizona e rientriamo nello stato dello Utah percorrendo la US 89, finalmente siamo al Bryce Canyon: in molti me ne avevano parlato come una meraviglia, forse ancora più spettacolare del Gran Canyon, ed in effetti devo ammettere che si tratta di una vista che lascia senza parole. Una fitta vallata di hoodoos (i pinnacoli) dalla colorazione che varia dal rosso all’ocra ed all’arancione, splendono sotto il sole; ci fermiamo a diversi view point, dal Sunrise Point all’Inspiration Point, per terminare con la foto di gruppo al Bryce Point; ammiriamo il canyon da diverse altitudini (nella realtà non dobbiamo dimenticare che ci troviamo tra i 2.700 ed i 3.200 metri) e sarebbe anche possibile percorrere alcuni sentieri che conducono direttamente alla base dei hoodoos, ma il tempo è tiranno e non è possibile approfondire la visita; gli scatti fotografici sembrano non essere sufficienti per riportarci a casa il ricordo dell’esatta immagine che si apre ai nostri occhi! 





La strada da percorrere è ancora lunga, quindi dobbiamo rimetterci in macchina: mancano ancora una cinquantina di miglia per giungere a Cedar City al nostro Motel 6. E’ festa nazionale e mi aspettavo di trovare la cittadina travolta dagli abitanti in festa: al contrario, alle 9 si sera, le strade sono deserte ed i ristoranti chiusi; unica soluzione un Burgher King che sta per chiudere: veniamo serviti a malavoglia e gentilmente esortati a consumare la nostra cena e a lasciare il locale. Ci consigliano però di non perdere i fuochi d’artificio: ma quali fuochi d’artificio? Rimaniamo in attesa nel parcheggio del fast food, ma il cielo rimane cupo, così ritorniamo al nostro motel, troppo stanchi per aspettare un evento che mai accadrà.

lunedì 18 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 4

(03/07) Ottima colazione, che ricorderò per molte mattine: cereali con latte e macedonia di frutta fresca (ma ci vuole tanto?), mentre altri scoprono in cosa consiste il french toast, bravi!. Poche miglia per giungere alle porte del Gran Canyon, così scopriamo di trovarci sul South Rim, mentre la piattaforma in vetro inaugurata da pochi mesi si trova sul North Rim, dovremo rinunciare a questa dose di adrenalina per goderci il tour in elicottero (grazie ad Alberto/Roma abbiamo già procurato la xamamina) ! Nella mattinata tour con le nostre auto con soste nei numerosi view point, visita al Canyon Village con relativa Railway Station e pic-nic abusivo sotto lo sguardo di famelici ed enormi corvacci neri! 




 Abbiamo prenotato il tour in elicottero per la metà del pomeriggio, scelto il giro da 25 minuti, alla modica tariffa di $ 145.00: li varranno tutti. Ci pesano, ahimé, per comporre l’equipaggio di ogni velivolo, e selezionare chi siederà davanti insieme al pilota. Seguiamo scrupolosamente le istruzioni degli addetti alla pista, mettiamo le cuffie dalle quali ci parlerà il pilota, mettendoci poi un sottofondo musicale all’altezza dello spettacolo e, si decolla. Nessuna paura, ogni ansia era scomparsa per lasciar posto alla grande emozione; man mano che ci avviciniamo all’imbocco del canyon, le palpitazioni aumentano ed una volta entrati nella gola del canyon non ci rimane altro che rimanere incantati dallo spettacolo che si apre sotto i nostri occhi: è come entrare in un dipinto di un celebre artista, siamo all’interno di una stupefacente opera della natura, le rosse rocce, dall’arenaria al calcare, intervallate da verdi arbusti, poi da aride pareti in un alternanza di colori dovuti ai differenti strati di minerali e fossili, mentre sotto di noi scorre il Colorado River, brillando ai riflessi del sole. Realizziamo che lo strato di roccia sul fondo ha due miliardi di anni ed è da allora che il Colorado scorre, scavando profondi crepacci e trasportando ogni genere di sedimento, ambiente naturale per indiani, cowboy e ricercatori d’oro che si sono susseguiti nei secoli. 






Venticinque minuti alla fine volano come un incanto ed una volta scesi, ancora con l’adrenalina altissima, mi rendo conto che l’unico modo per apprezzare veramente il Gran Canyon è stato grazie all’elicottero. Ci ritroviamo tutti entusiasti dell’esperienza e ci rimettiamo in marcia per la prossima destinazione. Cena alla Fiesta Messicana (le prime fejitas del viaggio) e pernottamento al Motel 6 di Page.

venerdì 15 ottobre 2010

Ecco i premi del mio primo blog candy...

... arrivati a destinazione!

Per la prima estratta, Patrizia di "Lavoretti e non solo":


... i doni che ho preparato per la prima estratta al mio blog candy erano il libro "Il peso della farfalla" di Erri De Luca, un segnalibro ricamato a punto croce su schema di Parolin,


... un trovaforbici su schema Paroli ed un puntaspilli cuscinetto profumato alla lavanda su schema di Niky's Creations.


Per la seconda estratta, Swamy de "La soffitta di Swamy":

Il Castello di Crowley di Elizabeth Gaskell ed un segnalibro ricamato sulle tonalità del verde.
Spero ragazze che i doni vi siano piaciuti e ringrazio ancora tutte per aver partecipato ed avermi lasciato messaggi così calorosi! baci baci.


giovedì 14 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 3

Insieme alle mie compagne di stanza, ci svegliamo all’alba per fotografare le prime luci riflesse sulle acque del San Juan River e realizzare che è il giorno del mio compleanno(02/07)! Breakfast al Bar & Grill navajo con enormi pancake e sciroppo d’acero, in compagnia di un piccolo bricolì (alias colibrì)! Ci aspetta la Monument Valley e non esitiamo a fermarci per strada quasi ad ogni miglio per immortalare i grandiosi Hogan in lontananza. 




Entriamo nella Navajo Nation, vera e propria riserva indiana, con un proprio fuso orario, a cavallo tra Utah ed Arizona, ritrovandoci immersi nel classico paesaggio del selvaggio west, fatto di colline di arenaria e di irti pinnacoli rocciosi che spuntano da un infinita distesa di sabbia rossa, spazzata dal vento. Dopo le foto di rito di fronte ai maestosi Mittens (i guanti) il gruppo si divide: mentre alcuni si affideranno ad una guida navajo per il tour in jeep, noi altri partiremo alla scoperta della vallata con le nostre 2 macchine, percorrendo le strade sterrate che ci condurranno al John Ford’s Point, passando per il Totem Pole, le Three Sisters, ed alla Big Chair. 





Pranzo al Visitor Center ed a metà pomeriggio si riparte percorrendo la U.S. Highway 160, direzione Cameron, dove pernotteremo al Cameron Trading Post & Lodge gestito da indiani navajo. Cena nel ristorante del lodge, dove indubbiamente sbaglio ad ordinare il navajo stew, sorta di spezzatino affogato in un sugo brodoso ed accompagnato dal tipico navajo fried bread, ovvero una sorta di pinzino romagnolo fritto ed impregnato come una spugna di olio! Che delizia!!! Dopo cena approfittiamo del giardino sul quale sono affacciate le nostre camere per organizzare la giornata seguente e brindare con lattine di coca-cola al mio compleanno! (siamo in terra di mormoni e non si troverà nessun alcolico in vendita per miglia e miglia!!!). 

mercoledì 13 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 2





 (30/06) Si parte e dopo un lauto breakfast al Mc Donald, prendiamo strada in direzione ovest, lasciando il Colorado e varcando il confine con lo Utah. Il paesaggio muta continuamente, passiamo dalle brulle colline ancora coperte da sprazzi di neve, alle verdi conifere del Glenwood Canyon che lambiscono le rive del Colorado River, per iniziare ad intravedere le rosse rocce che rimarranno il nostro leit motiv per la prima parte del viaggio. Prima tappa l’indimenticabile Arches National Park: acquistiamo la National Park Pass che ci consentirà l’ingresso a tutti i parchi nazionali che visiteremo. Le rocce e gli straordinari archi di rossa arenaria ci incantano e nonostante il vento caldo ed il sole a picco, riusciamo a saltare anche il pranzo per “non perdere” neppure uno degli archi menzionati dalle nostre guide. 




Il caldo è veramente soffocante, l’acqua minerale terminata, ma riusciamo a trovare un breve sollievo dalle uniche due fontanelle del parco. Brevi escursioni per fotografare la Balanced Rock, il Delicate Arch, per poi arrivare in zona Devils Garden ed ammirare il Landscape Arch; il trail è in pianura, il sentiero semplice, ma fa veramente ancora molto caldo e non possiamo farci mancare le nostre bottigliette d’acqua ed il cappellino inzuppato nella fontanella del parcheggio (che si riasciugherà dopo pochi minuti). Di ritorno da quest’ultima escursione, realizziamo che manca all’appello Alpinoparasub; Pino, Gianfranco e Adolfo decidono di ritornare al Landscape Arch per cercarlo, ma ritornano senza nessuna traccia: la decisione è immediata, devono andare dai rangers all’entrata del Parco per chiedere aiuto; nel frattempo anche Matteo, Alberto ed Alessandro ripercorrono a ritroso il sentiero fino alla diramazione con il Double Arch mentre il resto del gruppo rimane al parcheggio interrogando ogni escursionista che ritorna dal trail, dando la descrizione del disperso; arrivano i rangers, ma nel frattempo anche il tramonto: le solite domande, le solite risposte più e più volte: l’uomo era in buona salute? Si; aveva acqua con se? No; … ed il buio arrivò! Rimangono sul posto Pino, Gianfranco, Adolfo, Valentina ed Alessandro mentre il resto del gruppo deve raggiungere Moab per confermare la notte al Lazy Lizard. Lasciamo anche la valigia di Alpinoparasub, perché i suoi indumenti dovranno servire ai cani per le ricerche. A Moab prendiamo possesso di una casetta con diverse stanze letto, ceniamo nell’unico locale ancora aperto a base di pizza all’aglio (non espressamente richiesto!) e cerchiamo di coricarci in attesa di notizie. Durante la notte Pino e gli altri ritornano, li rintracciamo con le torce in pigiama sulla strada principale che attraversa Moab: nessuna novità; è il momento di avvertire Avventure; qualche boccone della favolosa pizza all’aglio anche per loro, un breve pisolino e devono ritornare alla stazione dei rangers. (01/07) Li raggiungiamo alla mattina e scopriamo che anche le ricerche dei cani hanno dato esito negativo; sono partiti anche gli elicotteri per le ricerche; è tarda mattinata quando ormai rassegnati decidiamo che è il caso di avvertire i famigliari di Alpinoparasub in Italia, compito gravoso per Gianfranco. L’attesa strazia, ma dopo mezzogiorno (ah, saltiamo di nuovo il pranzo!), mentre siamo accampati all’interno del Visitor Center, arriva la notizia: forse l’hanno rintracciato! Quel “maybe”, senza nessun ulteriore dettaglio ci lascia ancora senza parole per un tempo che sembra non finire mai, quando fortunatamente lo vediamo arrivare sulle sue gambe, disidratato, ma vivo!
Ok prima avventura conclusasi positivamente, riprendiamo il viaggio tutti insieme!!! Ma d’ora in poi preferiremo chiamarci “Dis-avventure nel mondo” o in alternativa “Fame nel mondo”. Oggi è anche il compleanno di Giorgio, auguri!





Lasciamo Moab e ci inoltriamo nel Canyonland National Park per ammirare in tutta la sua ampiezza lo straordinario Dead Horse Point: sarà per le ultime ore di ansia che abbiamo trascorso, sarà per l’eccezionale vallata che si apre sotto i nostri occhi, ma rimaniamo incantati da questa meraviglia della natura: una stretta mesa, a 600 m sopra uno stupendo gooseneck del Colorado; ci sono anche alcune pozze d’acqua turchese, dovute all’estrazione del potassio, che contrastano eccezionalmente con le rosse rocce d’antracite. Accipicchiolina, succede anche che a qualcuno si scarichino le batterie della macchina fotografica, rompendo il silenzio dello spettacolo, con leggeri impropri, che indubbiamente hanno il potere di far dimenticare quanto trascorso nella giornata precedente. Percorriamo un altro paio di miglia per giungere il White Rim ed ammirare Island in the Sky, un’altra mesa che biforca il Colorado in un “Y”. 






Riprendiamo la strada per Moab sulla U.S. Highway 191, direzione Mexican Hat, con sosta alla Homestead Steak House di Blanding per gustarci una superba New York Steak. Pernottiamo al San Juan Inn & Trading Post, accogliente motel gestito dagli indiani Navajo.

martedì 12 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 1


29/06/2007 L’incontro a Malpensa con gli altri partecipanti è veramente molto casuale: nessun rappresentante di “Avventure”, nessuna maglietta con il loro logo, cartello / locandina, anonimato intenso! Dopo aver atteso nei pressi del banco check-in diverso tempo, in lontananza sento “Piacere, Lara”: Lara? Nel gruppo c’è una Lara, vuoi vedere che sono loro? Mi avvicino sicura di fare una figuraccia, invece sono proprio loro! Lara e papà Sergio da Torino che si stanno presentando ad Alessandro (per tutti poi Alpinoparasub) e Gianfranco di Bologna. In quel mentre mi chiama al telefono Valentina di Milano (sorry, Melzo, la mitica ed unica Melzo! Località già Patrimonio dell’Umanità, ma fuori catalogo), con la quale ci eravamo scambiate i numeri qualche giorno prima via mail, che dice di essere davanti al banco n. 21; io ed il resto del gruppo pure, ma siamo qui, a due passi gli uni dagli altri!. Arriva anche il rappresentante di Avventure, che dispensa indicazioni sul volo alla velocità della luce. Ma ne mancano ancora tre! Non importa, mettetevi in coda per il check-in! Proprio così, mentre siamo in coda ecco spuntare una bionda con due body guard: Simona con il fidanzato Matteo ed il gemello Alberto (sarà dura riconoscerli solo per i primi …15 giorni!). Da Milano ci siamo tutti, partiamo! Primo scalo, prime gioie, primi dolori: all’arrivo in zona dogana, scopriamo che tutti i terminali sono bloccati, così attendiamo in coda, chiacchierando un po’. Dopo mezz’ora ce la facciamo ed i controlli procedono lisci ed indolori per alcuni, mentre per altri sarà un vero terzo grado, con tanto di interprete. Ricordiamo poi che all’ordine della polizia doganale di “Left!” non è richiesto mostrare alla fotocamera il proprio profilo sinistro, in stile foto segnaletica carceraria, ma è sufficiente apporre il dito indice sinistro sullo scanner per la rilevazione delle impronte. Fatta anche questa operazione, recuperiamo i nostri bagagli e li ri-buttiamo nel mucchio destinazione Denver.


 E’ il momento di incontrare il resto del gruppo, ma qui sarà molto più facile: il grande King Pino è l’immagine di “Avventure” anche in lontananza! Ci sono Pino e Lucia (poi Lucy) da Bari, Alberto, Grazia (poi Grace) da Roma, Adolfo da Bracciano, Giorgio (poi George) da Prato ed Alessandro da Milano (“volato” da Roma per farla più complicata). Organizziamo la suddivisione delle macchine, per anticipare le operazioni all’Alamo e come una calamita, si forma il sestetto dei giovani, a cui non riusciamo ad aggiungere Lara in quanto le Dodge noleggiate sono per 6 pax + 1 child, ma lei, seppur giovane supera l’età! Ed ecco formata la Chrisler azzurra, quella che sarà considerata la macchina n. 3, quella che chiuderà la carovana, e manterrà il contatto radio con la prima macchina, al grido di “che hai detto?”; quella che avrà il compito di controllare che la macchina centrale segua quella iniziale o nel caso, la vada a recuperare fuori da un’Interstate; quella che continuerà a raccomandare alla prima macchina di rispettare i limiti di velocità e di non passare ai semafori rossi laddove ci siano le telecamere (ma pensa questi giovani saggi!); quella che dopo aver attraversato la Death Valley rimarrà abbandonata per eccessiva riduzione di velocità, causa surriscaldamento dei freni, ma che poi si farà anche la mitica Lombard Street a San Francisco in pendenza a 27° !




All’arrivo a Denver, recuperiamo i bagagli e le auto; prima notte al Motel 6 e suddivisione delle stanze che manterremo per tutto il viaggio.

continua domani...

Grazie per la vostra visita:

Lettori fissi: grazie per la vostra visita!

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HO VINTO PROPRIO IO!!! ancora non ci posso credere! Un GRAZIE particolare a Zaira e a Mimi Bleu

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