(04/07) Page è una cittadina sorta nel 1958 come base per la costruzione della diga sul Lake Powell. Maestosità della diga a parte, qui costruita per regolare l’affluenza del Colorado River, Page rimarrà nei nostri ricordi come la città dalle mille chiese: percorrendo la via principale che attraversa la cittadina, incontriamo veramente un elevato numero di costruzioni religiose, per ogni credo occidentale e, ci chiediamo se ci siano veramente così tanti abitanti per un numero così elevato di chiese, chissà?.
Chiediamo consiglio al Visitor Center nei pressi della maestosa diga per la visita all’Antelope Canyon, lo Slot Canyon più maestoso d’Arizona; raggiungiamo così l’entrata dell’Upper Canyon (a pagamento, extra carta, perché si trova su terre navajo, più biglietto per trasporto e guida, un’esagerazione) dove ci dividiamo su due jeep 4x4 guidate da due donne navajo che in pochi minuti, in una folle corsa tra le dune di sabbia, percorrono le due miglia che ci dividono dall’entrata dello slot canyon; ci ritroviamo così davanti ad una spaccatura sottile di una parete in arenaria rossa; entrare è come introdursi in una cattedrale, dal silenzio coinvolgente, ovattato tra le calde tonalità di rosso delle rocce, modellate dal vento, in un susseguirsi di onde ed alti pinnacoli fino a 37 m che lasciano intravedere scorci di cielo. La guida è coinvolgente, nei suoi racconti e con la sua maestria nell’impostare le nostre macchine fotografiche per un’ottima risoluzione delle immagini! Veramente una visita affascinante!.
Lasciamo l’Arizona e rientriamo nello stato dello Utah percorrendo la US 89, finalmente siamo al Bryce Canyon: in molti me ne avevano parlato come una meraviglia, forse ancora più spettacolare del Gran Canyon, ed in effetti devo ammettere che si tratta di una vista che lascia senza parole. Una fitta vallata di hoodoos (i pinnacoli) dalla colorazione che varia dal rosso all’ocra ed all’arancione, splendono sotto il sole; ci fermiamo a diversi view point, dal Sunrise Point all’Inspiration Point, per terminare con la foto di gruppo al Bryce Point; ammiriamo il canyon da diverse altitudini (nella realtà non dobbiamo dimenticare che ci troviamo tra i 2.700 ed i 3.200 metri) e sarebbe anche possibile percorrere alcuni sentieri che conducono direttamente alla base dei hoodoos, ma il tempo è tiranno e non è possibile approfondire la visita; gli scatti fotografici sembrano non essere sufficienti per riportarci a casa il ricordo dell’esatta immagine che si apre ai nostri occhi!
La strada da percorrere è ancora lunga, quindi dobbiamo rimetterci in macchina: mancano ancora una cinquantina di miglia per giungere a Cedar City al nostro Motel 6. E’ festa nazionale e mi aspettavo di trovare la cittadina travolta dagli abitanti in festa: al contrario, alle 9 si sera, le strade sono deserte ed i ristoranti chiusi; unica soluzione un Burgher King che sta per chiudere: veniamo serviti a malavoglia e gentilmente esortati a consumare la nostra cena e a lasciare il locale. Ci consigliano però di non perdere i fuochi d’artificio: ma quali fuochi d’artificio? Rimaniamo in attesa nel parcheggio del fast food, ma il cielo rimane cupo, così ritorniamo al nostro motel, troppo stanchi per aspettare un evento che mai accadrà.















