mercoledì 13 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 2





 (30/06) Si parte e dopo un lauto breakfast al Mc Donald, prendiamo strada in direzione ovest, lasciando il Colorado e varcando il confine con lo Utah. Il paesaggio muta continuamente, passiamo dalle brulle colline ancora coperte da sprazzi di neve, alle verdi conifere del Glenwood Canyon che lambiscono le rive del Colorado River, per iniziare ad intravedere le rosse rocce che rimarranno il nostro leit motiv per la prima parte del viaggio. Prima tappa l’indimenticabile Arches National Park: acquistiamo la National Park Pass che ci consentirà l’ingresso a tutti i parchi nazionali che visiteremo. Le rocce e gli straordinari archi di rossa arenaria ci incantano e nonostante il vento caldo ed il sole a picco, riusciamo a saltare anche il pranzo per “non perdere” neppure uno degli archi menzionati dalle nostre guide. 




Il caldo è veramente soffocante, l’acqua minerale terminata, ma riusciamo a trovare un breve sollievo dalle uniche due fontanelle del parco. Brevi escursioni per fotografare la Balanced Rock, il Delicate Arch, per poi arrivare in zona Devils Garden ed ammirare il Landscape Arch; il trail è in pianura, il sentiero semplice, ma fa veramente ancora molto caldo e non possiamo farci mancare le nostre bottigliette d’acqua ed il cappellino inzuppato nella fontanella del parcheggio (che si riasciugherà dopo pochi minuti). Di ritorno da quest’ultima escursione, realizziamo che manca all’appello Alpinoparasub; Pino, Gianfranco e Adolfo decidono di ritornare al Landscape Arch per cercarlo, ma ritornano senza nessuna traccia: la decisione è immediata, devono andare dai rangers all’entrata del Parco per chiedere aiuto; nel frattempo anche Matteo, Alberto ed Alessandro ripercorrono a ritroso il sentiero fino alla diramazione con il Double Arch mentre il resto del gruppo rimane al parcheggio interrogando ogni escursionista che ritorna dal trail, dando la descrizione del disperso; arrivano i rangers, ma nel frattempo anche il tramonto: le solite domande, le solite risposte più e più volte: l’uomo era in buona salute? Si; aveva acqua con se? No; … ed il buio arrivò! Rimangono sul posto Pino, Gianfranco, Adolfo, Valentina ed Alessandro mentre il resto del gruppo deve raggiungere Moab per confermare la notte al Lazy Lizard. Lasciamo anche la valigia di Alpinoparasub, perché i suoi indumenti dovranno servire ai cani per le ricerche. A Moab prendiamo possesso di una casetta con diverse stanze letto, ceniamo nell’unico locale ancora aperto a base di pizza all’aglio (non espressamente richiesto!) e cerchiamo di coricarci in attesa di notizie. Durante la notte Pino e gli altri ritornano, li rintracciamo con le torce in pigiama sulla strada principale che attraversa Moab: nessuna novità; è il momento di avvertire Avventure; qualche boccone della favolosa pizza all’aglio anche per loro, un breve pisolino e devono ritornare alla stazione dei rangers. (01/07) Li raggiungiamo alla mattina e scopriamo che anche le ricerche dei cani hanno dato esito negativo; sono partiti anche gli elicotteri per le ricerche; è tarda mattinata quando ormai rassegnati decidiamo che è il caso di avvertire i famigliari di Alpinoparasub in Italia, compito gravoso per Gianfranco. L’attesa strazia, ma dopo mezzogiorno (ah, saltiamo di nuovo il pranzo!), mentre siamo accampati all’interno del Visitor Center, arriva la notizia: forse l’hanno rintracciato! Quel “maybe”, senza nessun ulteriore dettaglio ci lascia ancora senza parole per un tempo che sembra non finire mai, quando fortunatamente lo vediamo arrivare sulle sue gambe, disidratato, ma vivo!
Ok prima avventura conclusasi positivamente, riprendiamo il viaggio tutti insieme!!! Ma d’ora in poi preferiremo chiamarci “Dis-avventure nel mondo” o in alternativa “Fame nel mondo”. Oggi è anche il compleanno di Giorgio, auguri!





Lasciamo Moab e ci inoltriamo nel Canyonland National Park per ammirare in tutta la sua ampiezza lo straordinario Dead Horse Point: sarà per le ultime ore di ansia che abbiamo trascorso, sarà per l’eccezionale vallata che si apre sotto i nostri occhi, ma rimaniamo incantati da questa meraviglia della natura: una stretta mesa, a 600 m sopra uno stupendo gooseneck del Colorado; ci sono anche alcune pozze d’acqua turchese, dovute all’estrazione del potassio, che contrastano eccezionalmente con le rosse rocce d’antracite. Accipicchiolina, succede anche che a qualcuno si scarichino le batterie della macchina fotografica, rompendo il silenzio dello spettacolo, con leggeri impropri, che indubbiamente hanno il potere di far dimenticare quanto trascorso nella giornata precedente. Percorriamo un altro paio di miglia per giungere il White Rim ed ammirare Island in the Sky, un’altra mesa che biforca il Colorado in un “Y”. 






Riprendiamo la strada per Moab sulla U.S. Highway 191, direzione Mexican Hat, con sosta alla Homestead Steak House di Blanding per gustarci una superba New York Steak. Pernottiamo al San Juan Inn & Trading Post, accogliente motel gestito dagli indiani Navajo.

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HO VINTO PROPRIO IO!!! ancora non ci posso credere! Un GRAZIE particolare a Zaira e a Mimi Bleu

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