sabato 30 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 10

SAN FRANCISCO (09/07) La zona è servita da un efficiente servizio autobus (orari e tariffe discutibili) che ci permette di raggiungere la zona di Mission in poco meno di un’ora; effettivamente la fermata dell’autobus sulla Market Street ci porta comodamente al centro della città, da dove si può raggiungere ogni punto desiderato; breve briefing e si conclude che procedere in gruppo non sarà possibile, per interessi o tempi diversi, così ci dividiamo e con il nostro mini-gruppo ci portiamo a Union Square, dove troviamo una fantastica pasticceria italiana e ci godiamo la nostra colazione con brioche e cappuccino. La piazza deve il suo nome ai grandi raduni a favore dell’Unione che vi si tenevano durante la Guerra di Secessione, a sostegno della causa nordista; sulla piazza si affacciano alcuni dei maggiori magazzini della città: da Macy’s a Saks, Tiffany, Gump’s, Levi’s e Nike Store. Riprendiamo il passo (finalmente, dopo tante ore trascorse in auto) e ci affacciamo al quartiere cinese, attraversando il Chinatown Gate, anche chiamato Porta del Drago, percorrendo la Grant Avenue, il centro commerciale del quartiere, caratterizzato da templi e pagode, con lampioni con i draghi, tetti dai profili all’insù ed empori zeppi fino al soffitto di ogni possibili prodotto made in China. Ci addentriamo nel quartiere adiacente, il Financial District, ovvero la macchina economica di San Francisco, tra le maggiori banche, broker e studi legali; in lontananza scorgiamo il profilo della Transamerica Pyramid e più ci avviciniamo, più ne scopriamo la maestosità: con i suoi 48 piani, è l’edificio più alto della città e la sua guglia arriva a 256 metri; ospita i principali uffici economici per un totale di oltre 1500 impiegati. Le sue fondamenta affondano 15 metri nel terreno e vennero progettate in modo da spostarsi con eventuali scosse sismiche; anche l’esterno delle pareti della torre vennero rivestite da pannelli in aggregato bianco al quarzo, intrecciati con barre di rinforzo per ogni piano, per permettere lo spostamento in caso di terremoto.






Proseguiamo sulla Columbus Avenue, scorgendo la presenza della popolazione emigrata dall’Italia, tra ristoranti, pizzerie e caffè che espongono il nostro tricolore nella zona di North Beach, intreccio di vie che ospitarono i primi immigrati prima dal Cile e poi dall’Italia, successivamente attirando bohémien e Beat degli anni ‘50. A Washington Square, il piccolo parco nel cuore di Little Italy, entriamo a Saint Peter and Paul Church, la chiesa cattolica, nota anche come “la Cattedrale italiana”. La collina adiacente è invece denominata Telegraph Hill ed è dominata dalla Coit Tower. Sulla Bay Street troviamo uno dei capolinea dei Cable Car della linea Powell-Mason, dove si trova la piattaforma girevole che consente al manovratore di ruotare la vettura per poter ripartire nel senso di marcia opposto. Ci troviamo a due passi dal Fisherman’s Wharf, il quartiere del porto, dominato da ristoranti e banchi vendita che offrono ogni possibile specialità della pesca tra calamari, gamberi e del celebrato granchio Dungeness. 




Passeggiamo per le vie adiacenti, tra un’infinità di negozietti per turisti e musei alternativi, l’intenzione è di raggiungere il Golden Gate, ma non riusciamo a realizzare quale sia la distanza effettiva da percorrere: ci appare all’orizzonte, sempre più vicino, ma irraggiungibile. Attraversiamo il parco di Fort Mason, per addentrarci nel quartiere della Marina, percorrendo alcune vie interne, affascinati dalle colorate abitazioni che vi si affacciano, in uno stile neo vittoriano (in realtà alla vana ricerca di un autobus che ci avvicini alla meta); ritorniamo sulla Marine Drive, nonostante il vento contrario e lo sconforto di alcuni di noi, ma cerchiamo, passo dopo passo, di goderci anche lo splendido panorama, la bianca spiaggia, i gabbiani e la nebbia che avvolge il Golden Gate, dalle strade serpeggianti del Presidio. Dopo non saprei dire quante miglia o quante ore, giungiamo finalmente al Fort Point, alla base del ponte: è assolutamente maestoso, è il terzo ponte così grande a una sola campata che esista al mondo e quando fu inaugurato nel 1837, era anche la struttura sospesa più lunga e più alta mai progettata. Ha sei corsie per i veicoli ed una per i pedoni e nelle ora di punta vi transitano fino a 600 macchine all’ora. Scopriamo che esiste (!!!) un autobus che arriva fino a quel punto e decidiamo di prenderlo per raggiungere la zona di Nob Hill, dove avremmo appuntamento con il resto del gruppo ai piedi di Lombard Street. Scendiamo all’incrocio con la Taylor e da lì ci inerpichiamo sulla Lombard per raggiungere il tratto della strada più ripido e tortuoso; è veramente molto ripido ed il fiato è poco, ma quando arriviamo all’incrocio con la Leavenworth, lo spettacolo è veramente affascinante e curioso: davanti a noi si susseguono le 8 curve più tortuose del mondo, con una pendenza di 27°, che i veicoli possono percorrere solo in discesa, in quanto assolutamente troppo ripida perché i veicoli potessero salirla. Ai lati è affiancata da una scalinata per i pedoni e le graziose aiuole adorne di ortensie ne fanno un punto caratteristico della città. 




Ci ritroviamo con gli altri e rientriamo in autobus ad Union Square per un giretto fra negozi e ceniamo insieme nel reparto gastronomia di Macy’s. L’attesa per l’autobus che ci riporti al nostro motel è molto lunga, ma quando rientriamo azzardiamo di ritornare ancora in città con la macchina azzurra per un tour by night: prendiamo da US-101 a est ed ammiriamo lo skyline di San Francisco di notte; ci portiamo sull’Embarcadero, la via che costeggia la baia, scorgiamo il Bay Bridge, le luci del Pier 39, fino ad arrivare al Golden Gate che di notte risulta essere ancora più affascinante; lo attraversiamo fino ad arrivare alle porte di Sausalito, una breve sosta per ammirare il ponte illuminato e cercare di scattare una foto, poi riprendiamo la 101 scoprendo che per entrare in città il pedaggio del ponte è di 5 dollari. L’ultima sfida notturna è di affrontare la mitica Lombard Street: risaliamo Russian Hill da ovest, veramente un’irta salita per poi discendere gli otto interminabili tornanti in una discesa senza fiato.

2 commenti:

  1. Non posso che ribadirlo:viaggio magnifico...posso invidiarti?!
    buona domenica
    Mari

    RispondiElimina
  2. La California! Da ragazza era il mio sogno, volevo trasferirmi lì!!!!!
    Stupenda la via con le curve e le ortensie!!
    Baci
    Francy

    RispondiElimina

Il tuo commento mi riempie di gioia... grazie per la tua visita a Bryce's House !

Grazie per la vostra visita:

Lettori fissi: grazie per la vostra visita!

Bryce's House Life

Daisypath Happy Birthday tickers
Daisypath Anniversary tickers

Give away di little emma english home

Give away di little emma english home
HO VINTO PROPRIO IO!!! ancora non ci posso credere! Un GRAZIE particolare a Zaira e a Mimi Bleu

natura by country apple

natura by country apple
... quando la natura fà miracoli ... la nuova linea benessere di Country Apple