mercoledì 3 novembre 2010

Far West Usa - capitolo 12

(11/07) Della colazione di quella mattina non posso non menzionare l’ennesimo errore nell’ordinazione (mio o della cameriera?): nella speranza di optare per qualcosa di light, ordino dal menù degli “Hot Cereals” intendendo cereali con latte caldo, ma mi viene servita una scodella con una sorta di porridge, ovvero degli “Oat cereals” (avena bollita nel latte); cerco di migliorare la pappetta, aggiungendo zucchero, poi sciroppo d’acero, poi altro latte freddo, ma è un disastro, così mi accontento del mio caffé americano!





Dopo aver ripreso la US-101, deviamo sulla Hwy-1 direttamente sulla costa della California per percorrere un tratto, assolutamente insignificante della Big Sur, considerata una delle strade panoramiche più belle della Central Coast; raggiungiamo la graziosa Santa Barbara, cittadina di rifugio per molti Angelenos, una sorta di città da sogno ispanica chiccamente moderna. Passeggiata per la via principale, ancora Mc Donald’s, e quattro passi sulla bianca spiaggia tra le palme californiane. Dobbiamo riprendere la strada perché San Diego è ancora molto lontana e dobbiamo attraversare il fitto reticolato di highways di Los Angeles. Fantastica cena con ottime texas ribs e raggiungiamo la nostra meta quando è ormai tarda sera e non trovando posto al Motel 6, dobbiamo ricercare una sistemazione per la notte. Ci sistemiamo in un piccolo alberguccio in realtà non distante dalla marina. (12/07)





 La mattina seguente raggiungiamo la zona del porto, godendoci una piacevole passeggiata ammirando le grandi navi storiche, oggi sedi del Marittime Museum: dalla Berkeley, alla Star of India (celebre mercantile del 1860), fino alla Midway Aircraft. Si decide di prendere il ferry per la Coronado Peninsula, una delle più belle spiagge della California. Attraversiamo questo delizioso “villaggio” tra idilliache casette che paiono appena uscite da una soap opera americana, dal ben curato giardino con giardinieri all’opera con il taglio dell’erba, la bianca staccionata e l’immancabile bandiera a stelle e strisce. Abbiamo anche un’incontro ravvicinato con un airone planato proprio lì a due passi dai nostri piedi, una favola!



Raggiungiamo la spiaggia di fronte al celebre e fantasiosamente vittoriano Hotel del Coronado: la fine sabbia è veramente bianca come ce l’aspettavamo, insolitamente deserta o solo molto estesa e dominata dalle classiche torrette di baywatch. Naturalmente non abbiamo portato con noi nessun accessorio mare, a parte il costume, quindi dobbiamo sostituire il telo con quello che troviamo negli zaini, dal k-way al foulard, ognuno si arrangia come può, ma il panorama è talmente rilassante che nulla importa. Ci addormentiamo godendoci il sole ed un po’ di meritato riposo (ah, neppure la crema solare avevamo e ce ne accorgeremo bene alla sera, quando scopriremo di essere più rossi di uno Bubba Gump Shrimp!!!). I ragazzi tentano anche un bagno nelle gelide acque dell’oceano e forse spinto dall’ebbrezza di attirare una bagnina stile Baywatch, Alberto si fa “beccare” ad un piede da un misterioso pesce; viene soccorso dai compagni ed accompagnato alla torretta (la baywatch non scende neppure uno scalino!) dove viene disinfettato e gli viene applicato un sacchetto di “ghiaccio bollente”. Saltellando, riusciamo ad accompagnare l’infortunato fino al centro commerciale di Coronado, dove dopo un veloce spuntino, prendiamo prima il bus, poi il ferry per rientrare in città. Nelle ultime ore di visita a San Diego, passeggiamo tra il Seaport Village fino a raggiungere lo storico Guslamp Quarter, prima insediamento spagnolo, poi sede dei traffici del celebre Wyatt Earp.




 Ci ricongiungiamo al resto del gruppo e possiamo ripartire alla volta della nostra tappa finale: Los Angeles. Non troviamo camere al Motel 6, così una delegazione del gruppo parte alla ricerca di una sistemazione per la notte. Troviamo così al Travel Lodge nei pressi dell’aeroporto principale di L.A. (chi l’avrebbe mai detto?) e ceniamo in un buon ristorante messicano (stavolta a base di ottimi gamberones ripieni e avvolti in croccante bacon, li ricordo molto bene!). Per la prima (e ultima) notte, travolgiamo la classica sistemazione nelle camere, in previsione dell’organizzazione per la notte successiva, stanotte ci fa compagnia Simona.

lunedì 1 novembre 2010

Far West Usa - capitolo 11

SAN FRANCISCO (10/07) Ripetiamo l’esperienza della colazione all’italiana a Union Square per poi dividerci: mentre alcuni dedicheranno la giornata alla scoperta del centro ed allo shopping, io ed altri optiamo per la visita ad Alcatraz. Arriviamo quindi al Fisherman’s Wharf per poi raggiungere il Pier 33, dove scopriamo che non solo sarebbe stata necessaria la prenotazione, ma il primo orario disponibile per l’imbarco è dopo pranzo; rimaniamo a discutere sul da farsi, soprattutto indecisi a causa dell’orario di ritrovo con il resto del gruppo fissato per le 18 al motel e con le 2 ore ½ del tour sarebbe stato difficile essere puntuali; mentre rimaniamo lì titubanti, i tour disponibili si chiudono e slittano sempre ad orari più tardi; è solo grazie alla ferma risoluzione di Simona che decidiamo di prenotare comunque il tour e comunicare al resto del gruppo che il nostro gruppetto di 5 persone, avrebbe lasciato San Francisco in serata per poi raggiungerli alla tappa successiva. Il primo imbarco disponibile diventa nel frattempo quello delle 15.55, ma siamo soddisfatti della decisione. Abbiamo ancora diverse ore a disposizione per un po’ di shopping tra i negozietti del Fisherman’s Wharf, un hot dog per pranzo al Pier 39 e riusciamo addirittura a ritornare a Union Square per una tappa da Macy’s per far incetta da Ralph Laurent. 

















Un altro autobus e siamo al Pier 33 in tempo per il nostro imbarco: il tour comprende il trasferimento con il traghetto e l’audio guida per la visita all’isola. Sbarchiamo al visitor center ospitato nell’edificio dell’antica caserma, passiamo attraverso il dormitorio delle guardie e l’officina elettrica, intravediamo l’obitorio militare (non aperto al pubblico), la casa del direttore ed il faro. Quando arriviamo al nucleo centrale della prigione ci viene consegnata l’audio guida che ci guiderà per ogni ambiente con racconti e descrizioni direttamente dalla voce di chi ha vissuto quell’esperienza, da ogni direttore, dalle guardie carcerarie, ma anche da alcuni prigionieri, tra i quali Al Capone ed ha il merito di rendere la visita decisamente interessante; visitiamo i quattro bracci delle celle, la zona di isolamento, le celle dalle quali sono partite le rivolte poi sedate, e quelle dalle quali sono poi evasi i tre famosi prigionieri (i fratelli Anglin con Frank Morris, che riuscirono a scavare i muri delle loro celle, nascondendo le brecce con grate di cartone e lasciando teste finte nei loro letti); si passa poi nel cortile per l’”aria”, negli uffici delle guardie e nella sala mensa con annesse cucine (dove ogni singolo coltello veniva ben agganciato alla parete); proprio la mensa era uno degli ambienti più a rischio di sommossa e la guida ci fa notare i bocchettoni per il gas letale che potevano essere aperti dalle guardie in caso di insurrezioni. Tra i particolari che rimangono più impressi, sicuramente il fatto che l’isola fosse abitata anche dai famigliari delle guardie o del direttore, compresi i bambini, che crescevano così isolati ed in una situazione non certo ideale. Ma anche ogni singolo racconto dei prigionieri, qui isolati dal resto del mondo, a volte anche creduti morti dalle loro famiglie, per cui l’unico contatto con la vita esterna erano le voci e le musiche che nelle notti di capodanno giungevano grazie al vento, dalla città di San Francisco. L’isola, soprannominata “The Rock”, adibita a carcere di massima sicurezza dal 1907, dovette chiudere definitivamente nel 1969 a causa della precaria situazione di stabilità del terreno e della roccia, fortemente corrosa dai forti venti della baia. Soddisfatti della nostra visita facciamo ritorno alla città, per poi raggiungere prima il centro e poi il motel, dove ci aspetta solo la nostra Chrisler azzurra. 








E’ venuto il momento di salutare definitivamente San Francisco ed imboccando la  US-101 ci dirigiamo a sud, meta il Motel 6 di King City dove ci riuniremo al resto del gruppo, col quale siamo in contatto tramite sms. Ironica sosta per un veloce boccone in un Mc Donald’s Drive (ma era crispy o baked?) ed entro la mezzanotte ci ritroviamo con il gruppo appena arrivato al motel.

sabato 30 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 10

SAN FRANCISCO (09/07) La zona è servita da un efficiente servizio autobus (orari e tariffe discutibili) che ci permette di raggiungere la zona di Mission in poco meno di un’ora; effettivamente la fermata dell’autobus sulla Market Street ci porta comodamente al centro della città, da dove si può raggiungere ogni punto desiderato; breve briefing e si conclude che procedere in gruppo non sarà possibile, per interessi o tempi diversi, così ci dividiamo e con il nostro mini-gruppo ci portiamo a Union Square, dove troviamo una fantastica pasticceria italiana e ci godiamo la nostra colazione con brioche e cappuccino. La piazza deve il suo nome ai grandi raduni a favore dell’Unione che vi si tenevano durante la Guerra di Secessione, a sostegno della causa nordista; sulla piazza si affacciano alcuni dei maggiori magazzini della città: da Macy’s a Saks, Tiffany, Gump’s, Levi’s e Nike Store. Riprendiamo il passo (finalmente, dopo tante ore trascorse in auto) e ci affacciamo al quartiere cinese, attraversando il Chinatown Gate, anche chiamato Porta del Drago, percorrendo la Grant Avenue, il centro commerciale del quartiere, caratterizzato da templi e pagode, con lampioni con i draghi, tetti dai profili all’insù ed empori zeppi fino al soffitto di ogni possibili prodotto made in China. Ci addentriamo nel quartiere adiacente, il Financial District, ovvero la macchina economica di San Francisco, tra le maggiori banche, broker e studi legali; in lontananza scorgiamo il profilo della Transamerica Pyramid e più ci avviciniamo, più ne scopriamo la maestosità: con i suoi 48 piani, è l’edificio più alto della città e la sua guglia arriva a 256 metri; ospita i principali uffici economici per un totale di oltre 1500 impiegati. Le sue fondamenta affondano 15 metri nel terreno e vennero progettate in modo da spostarsi con eventuali scosse sismiche; anche l’esterno delle pareti della torre vennero rivestite da pannelli in aggregato bianco al quarzo, intrecciati con barre di rinforzo per ogni piano, per permettere lo spostamento in caso di terremoto.






Proseguiamo sulla Columbus Avenue, scorgendo la presenza della popolazione emigrata dall’Italia, tra ristoranti, pizzerie e caffè che espongono il nostro tricolore nella zona di North Beach, intreccio di vie che ospitarono i primi immigrati prima dal Cile e poi dall’Italia, successivamente attirando bohémien e Beat degli anni ‘50. A Washington Square, il piccolo parco nel cuore di Little Italy, entriamo a Saint Peter and Paul Church, la chiesa cattolica, nota anche come “la Cattedrale italiana”. La collina adiacente è invece denominata Telegraph Hill ed è dominata dalla Coit Tower. Sulla Bay Street troviamo uno dei capolinea dei Cable Car della linea Powell-Mason, dove si trova la piattaforma girevole che consente al manovratore di ruotare la vettura per poter ripartire nel senso di marcia opposto. Ci troviamo a due passi dal Fisherman’s Wharf, il quartiere del porto, dominato da ristoranti e banchi vendita che offrono ogni possibile specialità della pesca tra calamari, gamberi e del celebrato granchio Dungeness. 




Passeggiamo per le vie adiacenti, tra un’infinità di negozietti per turisti e musei alternativi, l’intenzione è di raggiungere il Golden Gate, ma non riusciamo a realizzare quale sia la distanza effettiva da percorrere: ci appare all’orizzonte, sempre più vicino, ma irraggiungibile. Attraversiamo il parco di Fort Mason, per addentrarci nel quartiere della Marina, percorrendo alcune vie interne, affascinati dalle colorate abitazioni che vi si affacciano, in uno stile neo vittoriano (in realtà alla vana ricerca di un autobus che ci avvicini alla meta); ritorniamo sulla Marine Drive, nonostante il vento contrario e lo sconforto di alcuni di noi, ma cerchiamo, passo dopo passo, di goderci anche lo splendido panorama, la bianca spiaggia, i gabbiani e la nebbia che avvolge il Golden Gate, dalle strade serpeggianti del Presidio. Dopo non saprei dire quante miglia o quante ore, giungiamo finalmente al Fort Point, alla base del ponte: è assolutamente maestoso, è il terzo ponte così grande a una sola campata che esista al mondo e quando fu inaugurato nel 1837, era anche la struttura sospesa più lunga e più alta mai progettata. Ha sei corsie per i veicoli ed una per i pedoni e nelle ora di punta vi transitano fino a 600 macchine all’ora. Scopriamo che esiste (!!!) un autobus che arriva fino a quel punto e decidiamo di prenderlo per raggiungere la zona di Nob Hill, dove avremmo appuntamento con il resto del gruppo ai piedi di Lombard Street. Scendiamo all’incrocio con la Taylor e da lì ci inerpichiamo sulla Lombard per raggiungere il tratto della strada più ripido e tortuoso; è veramente molto ripido ed il fiato è poco, ma quando arriviamo all’incrocio con la Leavenworth, lo spettacolo è veramente affascinante e curioso: davanti a noi si susseguono le 8 curve più tortuose del mondo, con una pendenza di 27°, che i veicoli possono percorrere solo in discesa, in quanto assolutamente troppo ripida perché i veicoli potessero salirla. Ai lati è affiancata da una scalinata per i pedoni e le graziose aiuole adorne di ortensie ne fanno un punto caratteristico della città. 




Ci ritroviamo con gli altri e rientriamo in autobus ad Union Square per un giretto fra negozi e ceniamo insieme nel reparto gastronomia di Macy’s. L’attesa per l’autobus che ci riporti al nostro motel è molto lunga, ma quando rientriamo azzardiamo di ritornare ancora in città con la macchina azzurra per un tour by night: prendiamo da US-101 a est ed ammiriamo lo skyline di San Francisco di notte; ci portiamo sull’Embarcadero, la via che costeggia la baia, scorgiamo il Bay Bridge, le luci del Pier 39, fino ad arrivare al Golden Gate che di notte risulta essere ancora più affascinante; lo attraversiamo fino ad arrivare alle porte di Sausalito, una breve sosta per ammirare il ponte illuminato e cercare di scattare una foto, poi riprendiamo la 101 scoprendo che per entrare in città il pedaggio del ponte è di 5 dollari. L’ultima sfida notturna è di affrontare la mitica Lombard Street: risaliamo Russian Hill da ovest, veramente un’irta salita per poi discendere gli otto interminabili tornanti in una discesa senza fiato.

venerdì 29 ottobre 2010

Far West Usa - capitolo 9

 (07/07) Riprendiamo strada per il Sequoia National Park, attraversando numerosi campi coltivati e frutteti a dimostrazione del cambio di clima della California.






Meta cardinale del parco è la Giant Forest, dove si trovano alcuni degli esemplari di sequoie più grandi al mondo; un piacevole sentiero ci conduce ad una delle principali attrazioni del parco, il General Sherman Tree: non solo è l'organismo vivente più vecchio del mondo con ben 2700 anni, ma anche le sue misure sono da primato con un altezza di 84 metri, per una circonferenza di 31 metri! Inutile dire che le fotografie non renderanno mai la maestosità del suo tronco e dei rami, premesso che non rientreranno neppure nell’obiettivo! Alcuni cartelli avvertono i turisti sulla presenza degli orsi e raccomandano di non lasciare cibo nelle auto, ma sfortunatamente non riusciamo ad avvistarne uno nemmeno in lontananza, Bye bye Yoghy e Bubu! La nostra prossima tappa sarà Merced, riprendiamo la Hwy-99 direzione nord, attraversiamo Fresno ed in tarda serata raggiungiamo il nostro Motel 6.
(08/07) Lasciamo il nostro motel e partiamo in direzione del Parco Nazionale di Yosemite; l’Hwy-140 ci porta ad attraversare una verdeggiante collina californiana, con banchetti di frutta fresca ai lati della strada. Arriviamo a Coulterville piccolo villaggio dalle tipiche case in legno stile vecchio west, dove ci fermiamo per un abbondante colazione al Magnolia Saloon, il più vecchio saloon ancora in attività della California dal 1851: omelette e salsicce, cereali e succhi di frutta, yogurt e muffins, ogni prelibatezza a scelta dal buffet per pochi dollari. Percorrendo ancora diverse miglia giungiamo alle porte di Yosemite, area naturale protetta e dal 1984 World Heritage Site (sito patrimonio dell'umanità) dell'Unesco, tra le contee di Mariposa e Tuolumne e la catena della Sierra Nevada. Il Parco è uno dei più visitati degli Stati Uniti ed è considerato uno dei più belli, anche se a parer comune l’ambientazione è del tutto simile alle nostre Alpi. Fra le principali attrattive del Parco ammiriamo l'Half Dome, la più grande roccia granitica del mondo e le Yosemite Falls, che raggiungono anche i 700 m di altezza, ma in questo periodo dell’anno non raggiungono il carico massimo d’acqua. Passeggiate e pic-nic sulle sponde del torrente e bagno per alcuni, rifornimento di acqua dalle fontane e ripartiamo per una delle mete più ambite: San Francisco! Riprendiamo la Hwy-120, per poi passare alla I-205 e I-580. Le terre ed i paesi che attraversiamo cambiano continuamente, le miglia che dovremo affrontare sono ancora molte. Ci fermiamo per cena in un locale, l’Armadillo Texas Ribs dove hanno escogitato un simpatico modo per prendere le ordinazioni e richiamare il cliente tramite un congegno che vibra non appena il tuo piatto è pronto! Oggi è il compleanno di Simona, auguri! Arriviamo a destinazione a tarda ora: il Motel 6 si trova a South San Francisco, località San Bruno, vicinissimo all’aeroporto, è l’unica tappa che ci consentirà di fermarci nello stesso motel per due notti consecutive.

mercoledì 27 ottobre 2010

HAPPY


Grazie a Frida di Coccole di Rugiada  ho ricevuto questo premio dolcissimo...
E' una simpatica occasione per conoscere un po' di più le altre bloggers, anche se temo di avervi raccontato già molto di me, tra un post e l'altro.  Ecco 10 cose alternative:

- 1 - adoro il cioccolato (strana come prima cosa che mi venga in mente dovendo parlare di me;o) in tutte le sue forme e varietà, mi aiuta in momenti di tristezza o per festeggiare una buona notizia. Durante la mia ultima visita a Torino, ho patto pazzie per le cioccolaterie;o)

 - 2 - sono cancro, ascendente cancro... questo significa molto lunatica, molto permalosa, molto sensibile, molto...

 - 3 - sono una segretaria in una società informatica, con funzioni coordinamento del reparto tecnico (uff...) ma sogno un lavoro creativo e allegro; peccato che io sia una maniaca organizzativa e quindi il ruolo che ricopro ora mi calza a pennello ;o(

 - 4 - avrei sempre voluto frequentare un corso da sommelier, perchè adoro il mondo del vino, delle degustazioni, degli abbinamenti cibo-vino e sopratutto dei percorsi eno-gastronomici!

 - 5 - ho il culto del tè: in ufficio non manca mai il te delle 5 che preparo per i miei colleghi e proprio ieri sera ho ricevuto un dono speciale da una persona speciale: una confezione di tè cinese in barattolo di latta bellissimo ed un sacchetto di tè nero africano (non ricordo i nomi, ve li mostrerò)

 - 6 - acquisto libri in modo compulsivo! c'è chi lo fa con le scarpe, io invece con i libri... peccato che a volte mi ritrovo senza scarpe da mettere ;o)

 - 7 - ve l'ho già detto che ho sempre un viaggio in programma? devo sempre avere un programma in mente per qualche meta futura, è un incentivo! a parte questo week-end di cui vi parlerò presto, ora penso già a natale-capodanno e chissà se sarà Vienna o San Pietroburgo??? non ve lo dico!!!

 - 8 - da fine estate a inizio primavera porto sempre al collo una sciarpa, foular, pashmina: mi piace avere il collo avvolto da qualcosa di soffice e caldo

 - 9 - mi piace la fotografia, ma vorrei frequentare un corso per perfezionarmi; ho una storica yashica reflex a rullino ed una compatta digitale olympus, ma attendo il regalo di natale...

 - 10 - la gioia che mi da avere aperto questo blog è immensa, sopratutto per aver avuto l'occasione di conoscere tutte voi! merci beaucoup! bisous! la regola vorrebbe che io passassi questo premio / testimone ad altre 10 amiche blogghine, ma ho visto che siete già in tante ad averlo ricevuto e così io lo mando idealmente a tutte coloro che ancora non l'hanno ricevuto, quindi la mia preghiera è: chi di voi passa di qua ed ancora non l'ha ricevuto, lo prelevi con grande gioia e ci parli di lei! vediamo chi coglierà questo frutto dell'amicizia? fatemi sapere!!!!

 baci,

 Erica

martedì 26 ottobre 2010

Vola nel Cuore

Buongiorno dolcezze,

 intervengo con grande gioia per parlarvi di una meravigliosa iniziativa, attiva sul territorio della mia città!


http://www.volanelcuore.it/
L’associazione di volontariato Vola nel Cuore onlus (regolarmente iscritta all’albo della Provincia di Ferrara) vive per dare serenità e sorrisi ai bambini ospedalizzati o in stato di bisogno.

Attualmente opera sul territorio di Ferrara ed in particolar modo presso l’ospedale S.Anna, nei reparti di Pediatria e Neonatologia, con cui ha una regolare convenzione dal febbraio 2005.

L’obbiettivo dell’Associazione è di dare assistenza ospedaliera pediatrica gratuita ai piccoli pazienti ricoverati sostituendosi, con i propri volontari, ai genitori nel caso gli stessi siano impossibilitati o assenti.

I volontari seguono i bambini ( dal neonato all’età pediatrica più avanzata ) in reparto durante tutta la loro degenza, o comunque sino a quando sia richiesta l’assistenza.

 

E sopratutto per diramare il passaparola per la pubblicazione del loro nuovo calendario 2011:


OTTIMO REGALO PER NATALE, utile, bello ed aiuterete a sostenere il progetto
"UN REPARTO DA FAVOLA"

offerta minima consigliata, € 10,00 euro
Per prenotarlo potete mandare una mail a INFO@VOLANELCUORE.IT
indicando: nome, telefono, indirizzo mail e numero copie prenotate.
 
Se siete di fuori Ferrara e volete prenotarle e riceverlo per posta (oltre le 10 copie) contattateci sempre alla stessa mail.

Oppure potete ritirarlo presso uno dei punti Amici in città:

PUNTO 3
Forniture Per Parrucchieri Ed Estetiste
V. Maria Majocchi Plattis, 2 INT. 2 - FERRARA



Ci sono molte persone speciali che hanno la passione per fare e credere in qualcosa di buono, aiutiamole (anche nel nostro piccolo)!. Un ringraziamento particolare a Federica per avermi fatto conoscere questa splendida iniziativa!

 Baci baci,

 Erica

Far West Usa - capitolo 8

Dopo alcune ore il paesaggio cambia di miglia in miglia, entriamo in California percorrendo la Hwy-190 ed entriamo nella Valle della Morte, la Death Valley. Si tratta di una depressione che fa parte del Grande Bacinolivello del mare ed il punto più basso si trova a Badwater, dominato dai calanchi delle Black Mountains, proprio nel punto dove si trova Dante's View, all'orizzonte appare il Telescope Peak alto 3.300 metri. Le rocce che ci circondano sono composte da arenaria e calcare (il che indica che il luogo era un mare caldo e poco profondo) e da borace, sale di origine vulcanica. Nella pietra sedimentaria di Funeral Mountains si sono trovati coralli fossili, che indicano come qui esistesse il mare 450 milioni di anni fa. 


Il display della nostra auto segna i 54 °C, temperatura che possiamo verificare personalmente durante le nostre brevi soste. Optiamo per Dante’s View, dove sembra di vedere una grande onda marina spumeggiante ed invece è solido sale; il Devil Golf Court (campo da golf del diavolo) è uno strato di sale e cloruro di sodio, spesso circa da 1 metro a 1,5 metri ed in superficie è talmente bucato che chi ci giocasse a golf potrebbe tirare centinaia di palline senza trovarle mai più; qui la vista spazia oltre, fino alle Montagne del Panamint in quel tipo di scenario americano grandioso e spettacolare. 


Sosta successiva a Zabriskie Point, dal nome di un ingegnere minerario, ma diventato famoso, perché è il titolo del film “Zabriskie Point” (1969) di Antonioni sulla contestazione giovanile del 1968 e perché parte della colonna sonora è dei Pink Floyd; ogni guida consiglia di non attraversare la valle nelle ore più calde della giornata, ma per noi è stato un classico affrontare il deserto in pieno giorno e sotto il sole le colline che ci circondano cambiano colore continuamente dando una sensazione surreale. Risaliamo in macchina dopo una decina di minuti, il necessario per alcuni scatti fotografici e per rimanere affascinati dal panorama irreale. Un’altra rapida sosta per il rifornimento di acqua e frutta al Furnace Creek Visitor Centre, che funge da museo e supermercato ed alle linde Sand Dunes. Nelle miglia che seguono, i freni della nostra auto iniziano, come dire, a puzzare… le colline si susseguono in rapide salite e discese ed il cambio manuale non ci aiuta di certo; quindi dobbiamo rallentare decisamente la nostra andatura. Comunichiamo la nostra precaria situazione via walky talky ma forse non è chiara l’entità del problema perché mentre noi rallentiamo notevolmente, le altre due auto spariscono all’orizzonte, fuori dalla portata delle ricetrasmittenti. Isolati, con il piede tremolante sul pedale del freno, nella Valle della Morte… attimi di silenzio, poi pian piano terminano anche le discese, il paesaggio inizia a cambiare, l’aria a rinfrescarsi e riacchiappiamo anche il resto del gruppo. 

Allo svincolo con la US-395 prendiamo direzione nord ed il paesaggio cambia notevolmente: attraversiamo diversi villaggi dalle casette in legno, tutto come in uno dei classici film americani; l’intenzione è di raggiungere Mammoth Lake, ma dopo aver lasciato alle nostre spalle la cittadina di Indipendence, intravediamo le colline alla nostra destra bruciare, si tratta di un incendio che si deve essere sviluppato sulle pendici della catena del Kings Canyon National Park ma dopo alcune miglia notiamo che il fumo aumenta ed invade la strada, il sole è completamente oscurato dalla grigia coltre di fumo: non possiamo proseguire oltre perché ci si rende conto che l’incendio è sceso fino a valle e deve aver invaso anche la strada; arrivano autopompe ed auto della polizia, il traffico viene bloccato ed esortato a fare retromarcia. Non c’è scelta dobbiamo modificare il piano di viaggio quindi riprendiamo la US-395 direzione sud, direzione Mojave. 





Questo inconveniente ci porterà a dover apporre notevoli modifiche al nostro tour e si decide quindi di sacrificare la Foresta Pietrificata e, a malincuore, anche una notte a San Francisco. Ci fermiamo per cena in una fantastica Steak House al Wells Indian Lodge, dove oltre ad allevare la propria mandria, producono una spettacolare birra! Proseguiamo poi per Mojave, dove troviamo un Motel 6.

Grazie per la vostra visita:

Lettori fissi: grazie per la vostra visita!

Bryce's House Life

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HO VINTO PROPRIO IO!!! ancora non ci posso credere! Un GRAZIE particolare a Zaira e a Mimi Bleu

natura by country apple

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... quando la natura fà miracoli ... la nuova linea benessere di Country Apple